«In un territorio così disomogeneo, la strada per non vedere discriminati i più bravi è la regionalizzazione. In particolare per quanto riguarda la selezione degli insegnanti, a contare non possono più essere i pezzi di carta, ma una approfondita valutazione del candidato, direttamente nel territorio ove intende avviare la propria attività professionale, a parità di condizioni con i candidati del posto». Questo il commento del senatore Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Istruzione del Senato, sugli ultimi dati della maturità, che evidenziano una mappa nell'"Italia dei cento e lode" sempre più sbilanciata verso Sud. Al primo posto assoluto c'è infatti la Puglia con 631 studenti d'eccellenza, mentre la prima posizione in percentuale è occupata dalla Calabria con 362 "lodi": ben il 2,1% sul totale dei diplomati, contro l'esiguo 0,5% della Lombardia, che con una popolazione di quasi dieci milioni di abitanti vanta solo 256 "lodi". «E' evidente che nelle valutazioni qualcosa non va - aggiunge Pittoni-, Invalsi e studi europei arrivano a conclusioni opposte. Si tratta di una questione importante sulla quale non si può sorvolare. Come ha detto qualcuno, rischiamo "impatti devastanti sullo sviluppo economico-sociale". Come Lega Nord, per quanto riguarda la selezione degli insegnanti, ci siamo già mossi. Nell'articolato (ancora riservato) che abbiamo messo a punto sugli albi regionali dei docenti, non varrà più la valutazione, spesso "extra-large", spuntata sul proprio territorio. Si verrà valutati nella regione di arrivo, sottoponendosi a quello che abbiamo chiamato "test di preparazione", a parità di condizioni con i locali. La graduatoria per l'assegnazione delle cattedre verrà stilata sommando i punti del test a quelli del successivo concorso. Qui sta la differenza: la Lega chiede parità di condizioni nella valutazione dei candidati all'insegnamento, cosa che a livello nazionale - nonostante innumerevoli tentativi - non si è mai riusciti a ottenere. La nostra proposta anticipa quello che già avviene nei Paesi più avanzati, dove il titolo di studio non ha valore legale e si trova spazio in rapporto al livello concreto di preparazione. Il sistema attuale, avvantaggiando chi può contare su supervalutazioni, ha di fatto precluso l'accesso a tanti potenziali bravi insegnanti, originari magari di quelle zone disagiate di montagna da dove scappa appena possibile chi non ha legami con il territorio, generando un turnover che sfiora ormai il 100%. Gli albi regionali - conclude Pittoni - possono garantire maggiore continuità didattica, oltre a un adeguato livello qualitativo conseguente allo smascheramento dei "furbetti"».
4 agosto 2010

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