È una scelta di coraggio, di lucidità e di responsabilità.
Di coraggio, perché è una scelta eretica, che sfida l’ortodossia del pensiero economico dominante.
Di lucidità, perché è una scelta libera da pregiudizi e da scorie ideologiche, ma ancorata alla realtà fattuale.
Di responsabilità, perché si preoccupa seriamente del futuro dei nostri figli ai quali dobbiamo lasciare un patrimonio di opportunità.
Fare una scelta diversa significa dire basta a una politica economica fatta di aumento sistematico delle imposte e di tagli alla spesa sociale: questi interventi costituiscono infatti una spinta inesorabile verso la depressione. Fare una scelta diversa significa invece dare nuovo impulso al sistema economico dell’Italia e dell’Europa.
Oggi abbiamo un solo strumento per portare il Paese fuori dalla crisi economica: creare moneta per lo sviluppo.
Dobbiamo consentire alla Banca Centrale Europea di fare quello che è concesso (e che è richiesto) alle grandi banche centrali del mondo nei periodi di recessione economica: stampare moneta e immetterla nel sistema produttivo.
Questa leva ci consentirebbe, una volta per tutte, di rilanciare gli investimenti che, in Italia, negli ultimi cinque anni, sono crollati del 20%.
Minori investimenti significano minore sviluppo interno e minore competitività sui mercati internazionali.
Ecco perché la parola d’ordine oggi non dovrebbe essere ridurre il deficit pubblico ad ogni costo, ma far ripartire gli investimenti e questi non torneranno a crescere fino a quando a ripartire non saranno i consumi. Ecco perché l’unica strada per rimettere in moto l’economia sarebbe immettere denaro sul mercato in forti quantità, come sta avvenendo negli Stati Uniti, grazie agli interventi della Federal Reserve.
Mai come in questa fase storica gli interessi dei lavoratori e quelli degli imprenditori (dei produttori, appunto) coincidono.
Nulla impedirebbe di pensare ad un meccanismo per adeguare i salari dei lavoratori produttivi e dei pensionati a un tasso in linea con una eventuale inflazione.
Smettiamola di credere che la crisi si possa superare attraverso manovre “lacrime e sangue”: non c’è manovra economica che oggi ci possa consentire di ripagare un debito pubblico che per l’Italia sfiora i 2mila miliardi di Euro. Tutto quello che è stato fatto fino ad oggi dimostra che la politica “lacrime e sangue” deprime ancora di più l’economia e peggiora la situazione debitoria del Paese.
L’unica strada – e non solo per l’Italia, ma per tutti i Paesi d’Europa che oggi attraversano la crisi – è puntare su un ritorno alla crescita del prodotto interno lordo, non su un taglio del debito.

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